Dopo la lettura del discorso di Mussolini in morte di Armando Diaz Duca della Vittoria.

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Dopo la lettura del discorso di Mussolini in morte di Armando Diaz Duca della Vittoria.

Messaggio  Admin il Mar 01 Mar 2011, 20:25


Il condottiero delle armate di Vittorio Veneto si spense il 29 febbraio 1928. il giorno seguente, alla Camera dei Deputati, Mussolini volle personalmente onorare la memoria del Maresciallo Diaz, e pronunciò un ispirato discorso che resterà come il più incisivo e sereno elogio del grande Soldato. Nella sua calda e spontanea orazione, Mussolini toccò alcuni luoghi storici della vita di Armando Diaz che non si dimenticano facilmente perché appartengono alla gesta dell’Esercito e del Popolo italiano e a quelle delle Camice Nere,dalle campagne coloniali alla Rivoluzione fascista.
Figlia di un ex combattente della grande guerra, non manco di nozioni sulla guerra italiana del 1915-1918. nella biblioteca familiare abbiamo più di un’opera sul conflitto mondiale, e nella nostra modesta casa figurano in permanenza alcuni quadri ingialliti che mi hanno veduta crescere, dapprima bimba indifferente, poi studentessa man mano più osservatrice. Quindi non ignoravo le pagine di storia magistralmente riassunte da Mussolini nel suo discorso del 1° marzo 1928. Ma la lettura, in età migliore, della divina conferenza tenuta dal Capo davanti all’Assemblea legislativa, con tanta armonia imitativa, rinvigorisce le immagini.
Talché oggi, rileggendo quel discorso,mi par di vedere i campi di battaglia.
<<Oggi -ha detto Mussolini – è giorno di dolore per tutti i fanti che balzarono dalle trincee, per tutti i soldati d’Italia. Forse anche i non dimenticabili morti che dormono nei bianchi cimiteri delle Alpi o nella vasta, ferrigna Necropoli di Redipuglia, si sono sentiti sfiorati dall’anima non più terrena del loro Condottiero.
Dunque, dai vivi e dai morti. Da tutti i fanti che conobbero il nome del loro Capo. Ed ecco perché:
Armando Diaz fu scelto come Capo delle Armate su tutti i fronti d’Italia in un momento in cui faceva difetto tra le schiere dei combattenti lo spirito nazionale, che è spirito artistico e cosciente, spirito militare di consapevolezza anche politica; non cieca disciplinata avulsa dall’anima della Patria. E’ Armando Diaz , italiano dall’anima espansiva, chiamò i fanti a parlamento e disse loro perché dovevano resistere, perché dovevano combattere e vincere. Cosi si vide l’antico spirito italiano riaffiorare sulle trincee attraverso alla gioiosa parola dei Bersaglieri e dei Zappatori, più esposti da tutti al piombo nemico. E si videro sulle case semidistrutte dalle cannonate, grandi scritte come questa << Meglio vivere un giorno da leone che cent’anni da pecora>>. Insomma Diaz familiarizzò con capi e gregari, e amalgamò la grande anima del popolo italiano in grigioverde.
Mussolini lo afferma infatti:
<<Rianimatore e riorganizzatore delle forze fu Diaz; spirito profondamente religioso, spirito umano fra uomini,comprese che i soldati non erano soltanto dei piastrini di riconoscimento, ma delle anime>>.
L’esercito italiano combatté per un ideale di giustizia fra i popoli, religiosamente, fervidamente, e vinse perché giusta e santa era la sua causa. Il condottiero di Vittorio Veneto aveva combattuto anche in giovinezza da semplice ufficiale subalterno, nella guerra libica ed era stato ferito a stato ferito a Zanzur nel 1922.
Egli assiste come soggetto operante a tutte le battaglie del suo tempo fino alla Marcia su Roma ed oltre.
Così si esprime Mussolini:
<<La gioventù che aveva fatta la guerra, ricostituisce col simbolo del Littorio romano e fascista, le sue formazioni di combattimento. Armando Diaz, che aveva sofferto in silenzio, e aveva assistito da lungi alla mortificazione e alla profanazione, è con i giovani fascisti>>.
Questo è un altro luogo storico che suscita ricordi di particolare emotività. Il condottiero aveva sofferto <<in silenzio da lungi>> mortificazione perché mal consigliati gruppi sbandati politici avevano oltraggiato la bandiera dei reggimenti vincitori nelle pubbliche piazze e avevano offeso e perfino percosso valorosi soldati e mutilati. Certo, nessuna maggiore angoscia per un condottiero, di vedere oltraggiare le insegne delle sue vittoriose schiere di eroi.




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