Macerata, caso Traini: il regime rosso e l’asservimento della giustizia.

Andare in basso

Macerata, caso Traini: il regime rosso e l’asservimento della giustizia.

Messaggio  Admin il Lun 08 Ott 2018, 21:34


Tutto ha inizio il 31 gennaio 2018, con la macabra scoperta del contenuto di due trolley, ritrovati nella zona industriale di via Pollenza a Macerata, nel cui interno vi era il corpo di una giovane donna fatto a pezzi, era quello della 18enne Pamela Mastropietro.

Da quel momento stampa, partiti e investigatori danno inizio ad un balletto di accuse, additando  (a ragione) l’assassino fra i migranti di colore che anziché integrarsi, intenzionalmente, si dedicano allo spaccio diventando portatori di morte.

Da giorni un incessante tamtam affermava che la povera Pamela è stata drogata,  stuprata,  e dopo, fatta a pezzi per dar corso ad un rituale vudù, un tambureggiare di accuse, e non altro, che hanno reso l’esile equilibrio mentale di un nemico della sinistra toscana, in un improbabile assassino.

Sinistra toscana che, senza se e senza ma, ha fatto dell’accoglienza uno strumento speculare di arricchimento ancor più di altre regioni, per soldi, ponendosi anche in quei difficili giorni al servizio di coloro che in quel momento per Traini, erano gli  assassini della giovane romana.

L’esasperante campagna di informazione su quanto accaduto a Pamela, il 3 febbraio 2018, ha spinto d’impeto il 28enne Luca Traini di Tolentino, a sparare contro chi in quel momento (tutta Italia) riteneva i delinquenti protetti  di Macerata.  

Spari improvvisati esplosi, con una Glock calibro 9x21 (quasi una scaccia cani), dalla macchina contro improbabili obiettivi mobili, che provocano, più dei sei feriti lievi, una dura contrapposizione, alimentata dalla campagna elettorale per il rinnovo del parlamento nazionale, che fa scordare il massacro della giovane Mastropietro. L’obbiettivo era stato raggiunto.

Traini, in quel momento sicuramente instabile, aveva vinto la sfida con quei balordi che lo avevano sbeffeggiato, ritenendolo incapace di ribellarsi al sistema, per questo dopo aver esploso qualche colpo contro la sede del PD si ferma in Piazza della Vittoria, nel centro di Macerata, cingendosi nel tricolore sale ai  piedi della statua che ricorda i caduti, restando in attesa delle Forze di Polizia per consegnarsi ad esse.

L’immediato arresto di Traini, permette a politicanti e magistrati rossi di aggredire coloro che da sempre si contrappongono ad essi, indicendo manifestazioni contro il Fascismo e il razzismo, con la nascosta speranza di poter migliorare il risultato elettoralmente, ma questo è serviti a poco.

Se la sinistra perde consensi, il procuratore capo di Macerata Giovanni Giorgio (lo stesso che chiese al giudice per le indagini preliminari il sequestro preventivo della casetta prefabbricata costruita, su un terreno di proprietà, nel comune terremotato di Fiastra, con lo scopo di alloggiarvi la  95enne Giuseppa Fattori), vuole Vincere e Vincerà! Visto che nulla dà a conoscere sulle indagini dell’assassinio della giovane Mastropietro, mentre preannuncia che contro il Traini  chiederà il giudizio immediato, un annunciò che evidenzia il grado di politicizzazione del procuratore il quale opera in un ambiente ad esso del tutto favorevole.

L’indagine su quanto accaduto il 3 febbraio 2018, si esplicita ed esaurisce con la perizia di condanna effettuata dal sinistro Massimo Picozzi il quale ha scritto: l’azione del 29enne fu “un gesto organizzato compiuto da una persona capace di intendere e di volere, legato ad uno stato emotivo e passionale”.

Una perizia politica che non ha tenuto conto delle causali, come l’utilizzo del proprio mezzo di locazione, o l’attendere dinnanzi al monumento ai Caduti d’essere arrestato, ed ancora, la dichiarazione fatta dal Traini ai carabinieri al momento dell’arresto: “volevo vendicare Pamela Mastropietro, o le dichiarazioni durante il primo interrogatorio: dove ripete di non essere razzista ma di aver agito, solo dopo aver subito il bombardamento di notizie sul massacro della giovane romana, dovuto al mondo dello spaccio che ormai a Macerata è totalmente gestito da pusher immigrati (“come pamela, anche la mia ex fidanzata assumeva sostanze"), e ancora per le notizie riguardanti “violenze su bambini e sulle donne”.

Il Picozzi, coll’affermare: “fu un gesto organizzato” probabilmente ha voluto riconoscere il valore di un’anticomunista che al contrario dei vili partigiani ha agito allo scoperto, e questo per un sinistro è un demerito, non certo una “personalità emotivamente instabile” come viene affermato nell’inutile perizia del perito di parte, tralasciata del tutto dal collegio giudicante il quale al contrario ha permesso, a ferita aperta, il giudizio immediato col solo scopo di sedare sul fatto i “perdenti” sinistri.

Una sentenza già scritta, a cui si è data lettura  il 3 ottobre 2018, esattamente sette mesi dopo l’insensata azione giustizialista compiuta da Luca Traini, azione che ha permesso al procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio, di vantarsi dell’ingiustificate e vergognose accuse formulate nei confronti del Traini: “strage, porto abusivo d’armi, danneggiamenti con l’aggravate dall’odio razziale”, accuse che prevedono una pena fino a 22 anni  (15 anni per strage, 3 per l'aggravante dell'odio razziale, 2 per porto d'abusivo di armi, un anno per danneggiamenti, sei mesi per esplosioni pericolose e altri sei per porto abusivo di munizioni) ai quali il prevenuto Giorgio, ha dovuto sottrarre 4 anni per il riconoscimento degli attenuanti generiche e la riduzione di un terzo della pena per l’accordato rito abbreviato, richiesto dal legale di Traini, arrivando ad un massimo di 12 anni  di reclusione, richiesta accolta in toto dal giudice della Corte d’Assise.

Corte d’Assise, e Procura che politicamente schierati non potevano che colpire e colpire duro, constatato il pensiero politico del Giorgio che subito dopo la lettura della sentenza rivolgendosi agli organi d’informazione ha affermato: “Quelli di Traini, sono crimini d'odio commessi da persone schierate per le loro scelte ideologiche di estrema destra e di orientamento razzista”.  

Al contrario dalle dichiarazioni del sinistro sindaco di Macerata, Romano Carancini, si evince  che l’illogica azione del Traini, a qualcosa è servita, visto che per la comunità migrante  è stata attivata la clausola di salvaguardia, e il numero dei migranti presenti sul territorio è più che dimezzato: ci sono 110 persone nel sistema di accoglienza Sprar e circa 70 nei centri Cas, ce n'erano 350 al momento del raid.  

Lo stesso sindaco, ormai, al contrario della procura non può nasconde la "zona grigia, "il problema di coloro che escono dal sistema di accoglienza perché non ricevono il riconoscimento dell'asilo e diventano manovalanza dell'illegalità, dello spaccio". Oggi la diminuzione del numero dei migranti e una serie di azioni preventive e repressive, hanno ridotto questa zona grigia: "I migranti ora a Macerata vivono più tranquilli".

Sicuramente dopo questa irragionevole sentenza di primo grado Luca Traini affronterà il giudizio di Appello. Chi sa se nel contempo contro la prepotenza degli anti-Fascisti non si intrometta un nuovo Pierluigi.
avatar
Admin
Admin

Numero di messaggi : 1001
Data d'iscrizione : 23.09.08

http://liberapresenza.forumattivo.com

Torna in alto Andare in basso

Torna in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum