Tradimento della Germania ai danni dell'Italia e del Fascismo

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Messaggio  Admin Gio 27 Ago 2009, 19:00

E’ nostro assoluto dovere, infine svuotare la diffamazione che i paladini di una pseudo-germanofilia, comoda per la campagna di denigrazione contro l’Italia, vanno sostenendo e diffondendo.
Nemmeno Hitler, stando al suo testamento da tempo pubblicato in Italia, si è salvato dalla mania di giustificare i propri errori addossandone la responsabilità all’Italia e al popolo italiano.
La tragica conclusione dell’alleanza italo-tedesca ha colpito più profondamente il popolo italiano che quello tedesco e non è certo il parlare di tradimenti che può annullare o convalidare un tradimento che l’Italia non ha commesso.
L’alleanza militare la caldeggiò e la volle il governo tedesco e non Mussolini che la procrastinò per due anni e cioè fino a quando, messo alle strette dalla dabbenaggine, dalla vanità politica e dalle prepotenze dei rappresentanti anglo-francesi, dovette accettarla e pagare il debito di aiuto contratto con la Germania nel 1935 e per proteggersi dagli attacchi degli ex-alleati.
A tradire comunque non fu l’Italia bensì Hitler, che tradì prima l’Italia di Mussolini e poi il Fascismo.
Durante la firma dell’alleanza, avvenuta a Berlino il 22 maggio 1939, il Governo italiano, cosciente di non essere del tutto preparato per una guerra europea o mondiale, discusse e concordò con il Governo germanico un’intesa segreta per la quale, almeno nei tre quattro anni prossimi, né l’Italia né la Germania avrebbero sollevato questioni tendenti a turbare la pace in Europa. Il << Patto di Acciaio >> escludeva anche la pace separata.
Tre, quattro anni sarebbero dovuti dunque trascorrere dalla firma del patto; Hitler non ne tenne invece conto e, appena tre mesi dopo, era sul piede di guerra per il corridoio di Danzica. La occupazione della Polonia, anche se nel preciso diritto della Germania, rappresentò appunto perché avvenuta troppo prematuramente, uno dei più tristi tradimenti per l’Italia e forse fu il primo di una lunga serie di errori che compromisero le possibilità di vittoria.
Più tardi ancora un altro tradimento ci venne dalla Germania con la firma, contrariamente a quanto stabilito dal Patto di Acciaio, di un accordo e con la conseguente spartizione della Polonia tra Germania e Russia, senza nemmeno avvertirci.
Mussolini fece di tutto per concludere l’azione con dei negoziati e, falliti tutti i tentativi di pace, cercò con ogni mezzo di restare fuori del conflitto, ma la tracotanza, gli abusi e l’ostilità anglo-francese lo costrinsero ad orientarsi diversamente. E fu la guerra.
Infine un ultimo tradimento doveva ancora amareggiare la Italia combattente e io Fascismo della Repubblica Sociale Italiana.
L’articolo 5 del Patto di Acciaio diceva che le parti contraenti si obbligavano fin da quel preciso momento, nel caso di una guerra condotta insieme, a non chiedere armistizio o pace se non di pieno accordo tra loro: i tedeschi firmarono un armistizio coi partigiani e con gli anglo-americani senza consultare gli alleati fascisti con la conseguenza logica e inevitabile di lasciare Mussolini e il Governo della Repubblica Sociale Italiana in balia dei suoi nemici e far concludere la loro esistenza nel tragico modo che tutti conosciamo. Con questo ultimo tradimento Hitler discese tutti i gradini dell’onestà politica e militare fino a raggiungere il bassissimo livello del maresciallo Badoglio che due anni prima aveva operato lo stesso tradimento ai danni della Germania, dell’Italia, del Fascismo e del Popolo italiano, dopo aver corrotto alcuni capi fascisti, i quali, in buona fede o no, lo assecondarono, e dopo aver fatto arrestare Mussolini.
Vorremmo poter non parlare del tradimento Badoglio poiché esso rappresenta la pagina più nera e più dolorosa che abbia mai sporcato ed avvilito la Storia d’Italia. E non perché, diciamolo una volta per tutte, non perché il suo infame gesto può essere ascritto a carico dell’Italia: Badoglio non rappresentò mai la nostra nazione; la pagina rimane sempre amara per il fatto che un italiano si sia macchiato di tanta e tale colpa da dare l’ombra dell’infamia a parecchie generazioni.
In quanto all’Italia essa fu la prima vittima del tradimento Badoglio. L’Italia in quei giorni non era rappresentata da un monarca indebolito dagli anni e dai dispiaceri, né da un Badoglio invelenito dal ritiro di un mandato che non seppe onorare, bensì dalle centinaia di migliaia di croci sparse su tutti i campi di battaglia che testimoniavano l’onore dell’Italia; l’Italia era nelle innumerevole schiere di prigionieri che in mille campi soffrivano con dignità per l’onore della loro terra; l’Italia era nei valorosi eserciti, decimati ma non piegati, che in patria e in terra straniera resistevano accanitamente, era nel popolo stanco, affamato e svenato che, fiero e coraggioso, non protestò alle prime direttive del proclama Badoglio: << La guerra continua >>, sempre nel nome e per la dignità della Patria.
Questa era l’Italia che mai tradì la Germania, l’Italia che con ferrea volontà, dopo aver tutto perduto, voleva che restasse integro l’onore nazionale. Questa era l’Italia che, per prima e molto più crudelmente di ogni altro, esperimentò l’abbietto gesto badogliano.
Badoglio si valse dell’aiuto di una pleiade di spie al servizio dello straniero e di un gruppo di ingenui che lo assecondarono, credendo di salvare l’Italia e il Fascismo, per realizzare una sua vendetta personale, non tenendo in conto l’incolumità del popolo italiano e la dignità dello Stato.
L’armistizio badogliano fu firmato nelle terre dei Di Grande, vicino a Cassibile, a pochi chilometri da Siracusa, il 3 settembre 1943. Il popolo italiano, nonostante fosse stato concluso l’armistizio che comportava automaticamente la sospensione de iure delle ostilità tra italiani e anglo-americani, continuò a subire i massicci bombardamenti dell’aviazione alleata che causarono migliaia di vittime. L’Esercito continuò e ricevere direttive di combattimento contro gli anglo-americani e altri morti coprirono le trincee, l’Italia continuò a soffrire e a sanguinare per ancora altri cinque giorni.
Infatti, dalla firma dell’armistizio alla sua comunicazione, passarono ben cinque giorni, durante i quali la guerra continuò con tutta la sua ferocia, ed i massicci bombardamenti seguitarono ad abbattersi sulle nostre città e sulla nostra gente, su tutta la Italia che ormai, di fatto, doveva esser considerata fuori combattimento.
Perché ciò avvenne? Perché Sua Maestà Vittorio III e il Capo del Governo Maresciallo Badoglio consentirono, se non richiesero, tale mostruosità? Perché permisero che si continuasse ad assassinare il popolo e l’esercito, senza nemmeno preoccuparsi di fare rientrare le nostre truppe di oltre frontiera, lasciandole alla mercé dei (nuovi) nemici?
Perché la Capitale rimase abbandonata a sé stessa, senza alcuna direttiva, si che i tedeschi poterono occuparla con pochissime mezzi, creando così la possibilità dei terribili mesi del Garigliano?
Perché, se l’armistizio era stato già firmato? Su chi, se non sulle loro coscienze, peserà il sangue versato in quei giorno?
Si è tanto cercato di giustificare questo infame tradimento al popolo italiano, proprio da parte di chi avrebbe dovuto proteggerlo, col pretesto che non bisognava comunicare l’armistizio prima dello sbarco alleato a Salerno, che non bisognava irritare i tedeschi, che bisognava mettere in salvo alcuni documenti. Meschini e vili giustificazioni di un atto inumano e spregevole: poiché loro abbandonarono il Popolo, l’Esercito e l’Italia tutta all’accanita distruzione degli anglo-amercani e alla vendetta dei tedeschi, solo per avere la possibilità di passare con armi e bagagli ne campo nemico e con il minor pericolo possibile. Sacrificarono all’altare del loro egoismo e della loro viltà decine di migliaia di vite italiane, barattarono la vita e l’onore del nostro popolo con la salvezza delle loro meschine esistenze.
Quando, dopo l’ignobile fuga a Brindisi di Vittorio Emanuele e di Badoglio, il ministro degli affari esteri italiano comunicò al diplomatico tedesco l’armistizio, Rabn gli disse: << Io non accuso il popolo italiano di tradimento, ma coloro che hanno tradito il suo onore e vi assicuro che questo tradimento peserà gravemente sulla storia d’Italia >>.
Il popolo italiano desiderava sì la pace, ma una pace onorata, determinata da un armistizio sincero e conforme alle leggi internazionali e al patto di acciaio. Ma come abbiamo già detto, né il re, né Badoglio rappresentavano più l’Italia: buona parte del popolo italiano rimase fedele ai patti con la Germania ed al suo fianco continuò a combattere per altri due anni, nell’Italia della Repubblica Sociale, cercando di salvare l’onore.
Se Badoglio non avesse tradito (siamo d’accordo con Gentizon), l’Italia non avrebbe sofferto tanto difendendo almeno il proprio prestigio. Col tradimento Badoglio fece addossare all’Italia l’accusa di violazione di patti, disperse le forze armate, disgregò lo Stato, spezzò in due la nazione e mise italiani contro italiani provocando la guerra più atroce, più odiosa, più spietata: la guerra fratricida.
Badoglio tradì l’Italia più che la Germania distruggendo tutti i presupposti più sacri di una nazione e sulla bandiera sparse una macchia che nemmeno il sangue degli onesti ed eroici trecentomila caduti della Repubblica Sociale Italiana ha potuto cancellare.
Per tutti i caduti sparsi e dispersi nei diversi fronti e sopratutto per questi morti che riconfermarono l’onestà e la dignità d’Italia, Hitler non aveva il diritto di tradire gli italiani della Repubblica Sociale.

* * *

Da questa brevissima rassegna della vita politica, diplomatica e militare italiana abbiamo visto, non tenendo conto degli altri tradimento, la nostra Patria tradita dall’Impero Austro-Ungarico in seno alla Triplice Alleanza, tradita dai franco-anglo-russo-americani in seno alla Triplice Intesa, ritradita dai Franco- inglesi nei trattati e patti del 1908, del 1925, di Roma, di Stresa e del Mediterraneo ( gentlemen agreement), tradita dai tedeschi nel patto di acciaio, ed infine tradita ed infamata da un esiguo numero di italiani degeneri asserviti allo straniero.
Crediamo fermamente che per il senso di equilibrio, per l’assoluta volontà di pace, per la rigida onestà, e per il sacro eroismo che hanno sempre ispirato ed accompagnato la vita italiana, non si possa né si debba accusare l’Italia di aver voluto la guerra e il popolo italiano di aver tradito.
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