NO! Il 25 aprile non è festa, è il ricordo di un tradimento.

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Messaggio  Admin Sab 25 Apr 2020, 00:47

NO! Il 25 aprile non è festa, è il ricordo di un tradimento. Libera34

I veri italiani ricordano i combattenti della Repubblica sociale, che onorarono col proprio sangue il nostro Tricolore.
Anche quest’anno potevano ricordare le vili azioni poste in essere contro gli Italiani da altri italiani che si asservirono agli angloamericani, ma, in questo momento di confusione, fallimenti e sopraposizione delle varie autonomie (presidente del consiglio, presidenti di regioni e Sindaci), che nel loro insieme hanno dimostrato d’essere assolutamente incapaci di gestire l’emergenza del CoVid-19, abbiamo ritenuto opportuno ricordare i sacrifici fatti da tante Donne e da tanti Uomini a partire dal 1797, quando contro tutto e tutti iniziarono a stringersi attorno ad un unico vessillo. Valore mai venuto meno fino ai giorni del TRADIMENTO (1943-1945).

Oggi più che mai sentiamo la necessità di far si che l’ITALIA sana si stringa in torno al nostro Tricolore per riaffermare il valore dell’Unità Nazionale, raggiunta con il coraggioso e l'impegno di coloro che non hanno mai Tradito.

25 aprile: menzionare in questo giorno il Tricolore, quale simbolo nazionale, potrebbe far correre il rischio di indulgere nella retorica fine a se stessa, per questo richiameremo solo fatti, eventi e comportamenti - in qualche modo legati alla nostro Tricolore – nel tempo e nel loro sviluppo, per comprendere il significato ed il ruolo nella prospettiva storica di quanto si è fatto per costruire la Nazione.

Per comprendere il cammino del Tricolore in questi 223 anni di vita, la prospettiva storica è davvero illuminante. Essa infatti consente di rimarcare, nelle motivazione , il nascere e l’affermarsi dell’ideale di Nazione.

Nella storia il vessillo, l’insegna o la bandiera quale ne fosse la foggia , rispondeva ad una esigenza di visibilità del potere, con esse si rendeva facilmente visibile tale potere. Si trattava, di rendere facilmente percepibile l’inserimento in una comunità distinta rispetto ad altre comunità e, spesso ad essere contrapposta. Era il segno esibito alla testa di un gruppo che, come tale, al seguito di un capo, voleva essere riconosciuto.

L’analisi storica porta a far risaltare la correlazione assai stretta tra simbologia e cultura in ogni tempo ed in ogni civiltà.

La simbologia al tempo stesso ha in più, un contenuto di sacralità, derivante dall’attribuzione di una certa funzione protettiva.

A questa si affianca la necessità di trovare, nel combattimento, un riferimento concreto per tenere insieme – pur nello spezzettamento delle azioni – la compattezza delle formazioni.
Quello a cui oggi siamo interessati e da quale intendiamo partire si determina con la Rivoluzione francese, anzi - per essere più precisi – con l’altro grande evento che la precede di pochi anni, la Rivoluzione americana, quando nasce la prima bandiera nazionale dell’era moderna, quale segno indicativo delle confluenza di più entità politiche in una entità politica maggiore che le rappresenta tutte.

La Rivoluzione francese non soltanto conferma questo spostamento di ottica – dal simbolo del potere personale a quello della compartecipazione del popolo – ma adotta, per la prima volta, la bandiera a tre bande di diverso colore con l’azzurro al posto del verde, in sostituzione del precedente vessillo bianco dei Borboni.

Da qui il processo evolutivo, i sudditi divenuti cittadini, o impegnati nella lotta per divenire tali, avvertano la necessità di compattarsi attorno ad una bandiera, che nel contempo è indicativa di potere e comunanza di destino di una molteplicità di soggetti. Tale comunanza si esprime nell’appartenenza ad una Patria che tutti affratella senza differenze di sorta.

Nasce lo Stato Nazione nella visione più pura, che si diffonde e si afferma a macchia d’olio un po’ dappertutto nel vecchio continente e al di fuori di esso, trovando nella bandiera il riferimento formale più forte.

Tale riferimento formale finisce con l’estendersi al di là della stessa idea di Nazione, per diventare espressione di convergenza in una fede comune e, quindi, di volontà di lotta politica per sostenere e propagare idee, principi e valori e difendere interessi comuni. Basti pensare alla simbologia (dei TRADITORI) nella “bandiera rossa”.

Il nostro TRICOLORE è una filiazione diretta della bandiera della Rivoluzione francese (con il verde a posto dell’azzurro), nasce nei fermenti di moti, insurrezioni e lotte che caratterizzano la situazione in varie regioni italiane in concomitanza con gli sviluppi del processo di profonde modificazioni innescate dalla Rivoluzione francese. Fu la “Legione Lombarda” reparto di volontari affiancato alle truppe francesi, di Napoleone, nella guerra contro l’impero asburgico, in data 8 ottobre 1796, ad avere il privilegio di portare in combattimento il primo tricolore italiano.

È la prima tappa di un lungo cammino.

Nel primo Congresso di Modena (16 – 18 ottobre 1796), i delegati delle quattro città (Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia) avanzano l’idea di unirsi in una sola Repubblica e di fornire una “Legione Italiana” (3000 volontari inquadrati in 5 coorti) per partecipare all’impegno bellico sostenuto dalla Francia contro l’impero d’Austria.

Il successivo Congresso di Reggio Emilia (27 dicembre 1796 – 9 gennaio 1797) segna la nascita ufficiale del primo Stato unitario italiano, la Repubblica Cispadana, con essa si decide di rendere universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori Verde, Bianco e Rosso e di usare questi tre colori anche nella Cocarda Cispadana, la quale doveva essere portata da tutti. È questo l’atto che consacra la nascita della Bandiera italiana.

Il 29 giugno 1797 Napoleone da l’annuncio della formazione di un nuovo Stato, la Repubblica Cisalpina, che comprende entro i suoi confini i territori della repubblica Transpadana e Cispadana, nonché le provincie di Bergamo, Brescia e Rovigo, già venete, parte della Valtellina, il Ducato di Massa, il Principato di Carrara e la Romagna.

È l’embrione della Nazione italiana.

Con deliberazione del Gran Consiglio della giovane Repubblica in data 11 maggio 1797, viene confermata la scelta della Bandiera della Nazione Cisalpina, formata di tre bande parallele all’asta: la prossima all’asta verde, la successiva bianca la terza rossa, l’approvazione della bandiera viene accompagnato dal provvedimento relativo alla Coccarda, anch’essa tricolore, muovendo dalla considerazione che “per una Nazione libera, la dignità della propria esistenza rifluisce sui singoli Cittadini che la compongono; in ciò nasce in questi un dovere e un pregio di distinguersi dalle altre Nazioni.

La Repubblica Cisalpina, di li a poco viene travolta dalle forze austro-russe, risorge dopo Merengo ed ingloba le provincie di Novara e Verona fino all’Adige, continuando a rappresentare elemento di coagulazione di un processo di progressiva affermazione del sentimento nazionale nella sua proiezione unitaria.

In maniera emblematica, tale funzione nel 1802 si riflette nel nome di “Repubblica Italiana” con Napoleone Presidente e Francesco Melzi d’Eril Vice Presidente “Regno d’Italia”, ingrandito con Venezia e con il Tirolo, nel 1805.

Il 1815 segna la caduta di Napoleone e la fine del sogno del “Regno d’Italia” infatti si va incontro ad una profonda revisione dell’ordine internazionale, avviene la restaurazione dei vecchi Governi. Di fatto – con l’eccezione della Sardegna, dove sono ospitati Re Savoiardi, e della Sicilia, diventata asilo dei Borboni, ma controllata in vero, insieme a Malta , dalla Gran Bretagna – l’Italia per la quasi totalità, è ormai sotto influenza francese, in tutte le sue articolazioni.

Il dato importante che emerge dopo questo profondo rimescolamento e l’accresciuta presa di coscienza da parte degli Italiani, della necessità di essere – essi stessi – artefici del loro destino.
In questa presa di coscienza, il tricolore sempre più si caratterizza come simbolo unificante di tutti gli Italiani. Lo è nell’insurrezioni che scoppiano qua e là, nelle quali i rivoltosi lo agitano a mò di sfida. Lo è, quale riferimento concreto nello “Statuto della Giovane Italia””(art Cool. Lo è nei moti del biennio 1848 -1849 . Lo è con la proclamazione dell’indipendenza da parte della Sicilia (Costituzione del 1812, che è accompagnata dall’adozione, come bandiera dello Stato, del Tricolore italiano a bande Verticali, recante al centro del telo bianco la figura della Trinacria. Lo è nello stesso anno, per decisione del nuovo Governo di Napoli. Lo è nei moti del 1848 ( 18 marzo: Milano: 22marzo: Venezia) e nella guerra contro l’Austria, lo divenne nella Repubblica Romana (costituita in data 9 febbraio 1849) con decretazione del Comitato Esecutivo in data 12 febbraio 1849.

Intendiamoci, la presa di coscienza progressiva si realizza con gradualità ed ha passaggi difficili.
Essa riceve all’inizio, la spinta propulsiva di pochi idealisti illuminati e si concreta in un movimento “elitario” che cerca di coinvolgere le masse.

Nel 1832 Giuseppe Mazzini, in uno scritto ammoniva: “ tra l’addormentarsi sulle divisioni vive, potenti e l’illuminarle sicché ogni uomo potesse giudicarle e trascegliere, non abbiamo esitato. Abbiamo innalzato la fiaccola, e diffusa intorno quanta più luce per noi si poteva. Tra quella moltitudine di bandiere, la più parte senza colore, senza motto, mezzo-coperte, o non mostrando che un segnale di distruzione senza norma per riedificare, abbiamo scelto la più decisa. La più alta, quella che più respinge la luce del passato e s’indorava a raggi dell’avvenire, e abbiamo detto: <<- quella è la nostra->>.

Ripercorrendo la storia ricca di molteplici iniziative, il Tricolore appare costantemente come richiamo e, forse talvolta inconsapevolmente, come monito. Anche in presenza di profondi sconvolgimenti di precedenti assetti politici, rimane l’elemento unificante del Tricolore, con precisazioni formali anche in sede di Carte costituzionali, come avviene in Toscana e nel Regno di Sardegna nel 1948 (art.22 dello Statuto toscano : art. 77 dello Statuto sardo). La stessa cosa si ripete nei Ducati dell’Italia Centrale e nella Repubblica Veneta. Una decretazione del Governo Provvisorio di quest’ultima, in data 27 marzo 1948, stabiliva che “ la Bandiera della Repubblica Veneta è composta dei tre colori verde, bianco e rosso.

Gli eventi turbinosi , che si succedono negli anni successivi, si riflettono talora sulla posizione ufficiale del Tricolore nei vari territori toccati dalla vicende belliche e dalle conseguenti revisioni dei precedenti assetti politici, ma rimane sempre presente l’idea, ormai acquisita, che il verde, il bianco ed il rosso, composti insieme in una stessa bandiera, sono espressione emblematica di una comunanza di destino.

È significativo il fatto che, in data 25 giugno 1860, Francesco II, Re delle Due Sicilie, senta la necessità di proclamare che la bandiera del Regno sia “d’ora innanzi fregiata dei colori nazionali italiani in tre fasce verticali”, conservando sempre nel mezzo quelle della sua dinastia.

Con la costituzione del Regno d’Italia del 17 marzo 1861 la bandiera del Regno di Sardegna diventa bandiera nazionale (Tricolore con al centro della banda bianca lo stemma dei Savoia).

In questa dimensione e con queste prospettive. Il Tricolore accompagna tutto il percorso della nostra storia più recente:dalle campagne coloniali all’epopea del Carso; da Vittorio Veneto a Trieste; alle vicissitudini della 2° guerra mondiale. Il Tricolore doveva rappresentare taluni snodi fondamentali della nostra storia, una solennità, che supera il contesto della prassi rituale, capace di rinnovare un patto fra cittadini consapevolmente partecipi di un impegno che pone, a suo fondamento, doveri molteplici, da assolvere con elevata tensione morale.

È proprio in funzione del più coinvolgente fra tali doveri, quello di servire in armi la Patria dopo il vile tradimento del Re e del governo Badoglio, che l’intera comunità doveva riprendere le armi contro l’invasore angloamericano, e non Tradire divenendo i loro servi.

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