Zaki: il voto che insulta l’intero Popolo italiano

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Messaggio  Admin Mar 13 Lug 2021, 18:50

Zaki: il voto che insulta l’intero Popolo italiano   Liber171

Dopo i senatori il 7 luglio 2021 anche i deputati hanno votato la mozione che invita il nostro governo a concedere la cittadinanza all’egiziano Patrik Zaki, un sinistro studente dell’università di Bologna, il quale più per l’apprendimento si è distinto per le frequentazioni “sovversive”, per questo al rientro in Patria il 7 febbraio 2020 è stato arrestato dalle forze di sicurezza egiziane.
Il testo della vergognosa mozione, proposta dalle forze politiche che in parlamento rappresentano gli antitaliani, impegna il governo oltre al conferimento della cittadinanza italiana, anche a monitorare lo svolgimento di tutte le udienze processuali a carico di Zaki, e di seguire le sue condizioni di detenzione.

Eppure il governo – golpista – egiziano del generale Abdel Fattah al-Sisi, non ha fatto altro che copiare i metodi polizieschi del governo italiano il quale incarcera, in quanto ritenuti carne da macello, i Camerati in base alle opinioni che esprimono sui social network.
Il governo egiziano ha incarcerato Zaki, per aver pubblicato dieci post su Facebook, ritenuti dagli organi di polizia scritti che incitano il Popolo egiziano alla protesta e istigano ad azioni criminali e terroristiche.

I sinistri italiani, unitamente alla politicizzata organizzazione (nata in Inghilterra), Amnesty sezione Italia, scrivono: “ una giornata molto importante per il Parlamento italiano”, dei 630 deputati 358 hanno votato questa vergognosa mozione. Vergogna che provano gli abitanti dei quasi 1000 comuni (tutti amministrati da patologici traditori degli italiani), che hanno concesso la cittadinanza onoraria a questo ospite in terra italiana.

Non viera certo necessità di questa mozione per dimostrare quanto è vile la nostra falsa “democrazia” rappresentata da donne e uomini che vivono come un impaccio la difesa del nostro Popolo.

Sarebbe grave se l’indebita pressione di 358 deputati spingesse l’esecutivo a concedere al sinistro Patrik Zaki, la cittadinanza italiana considerato che nulla si è fatto per proteggere i 2113 italiani incarcerati nel mondo. Questi italiani, recatosi all’estero per turismo o per lavoro, sono accusati di aver commesso reati in territorio straniero, è per questo assoggettati al sistema giudiziario vigente in quel paese. Lontani dalle famiglie e dagli affetti, rinchiusi il più delle volte in carceri disumani, privati del diritto alla salute e ad un equo processo, destinati ad una – certa - condanna dovranno scontare in esso la pena.
Spesso e volentieri la tutela per questi mal capitati da parte delle autorità italiane è nulla o troppo debole, incapace di scontrarsi con le leggi locali, con specifici regimi carcerari, risolvendosi in un nulla di fatto e alimentando quell’impasse in cui versano quasi tutti gli italiani perseguiti giudiziariamente all’estero.

Il sinistro egiziano Patrik Zaki, in quanto tale è stato posto sotto i riflettori, come detto dai traditori del nostro Popolo, facendone un’eclatante caso di dominio pubblico per motivi segnatamente politici al pari del caso Giulio Regeni. A questo proposito ricordiamo la vicenda poco conosciuta di Mariano Pasqualin, un ragazzo vicentino arrestato con l’accusa di traffico di stupefacenti a Santo Domingo. Ristretto in un carcere del posto il quale dopo pochi giorni dal suo arresto ha trovato la morte in circostanze molto dubbie. I familiari, al pari dei Regeni, avevano il diritto di conoscere la causa dell’improvvisa morte, per questo avevano richiesto il rientro della salma in Italia per effettuare un’autopsia che svelasse le vere cause del decesso, ma l’indifferenza dei politici italiani ha permesso alle autorità della Repubblica Domenicana – senza autorizzazione – di cremare il corpo e spedire in Italia le ceneri.
Come si può giustificare il fatto che l’Italia rimane, del tutto indifferente davanti alla morte di detenuti italiani all’estero avvenuta per mano di quegli Stati con i quali la nostra Nazione continua non curante ad intrattenere rapporti?

Se una mozione si voleva approvare doveva andare nella direzione opposta a quella approvata.

Di fronte a tanti problemi si poteva impegnare il governo a fare tante cose (molte a costo zero) in favore dei nostri concittadini, ad esempio:

- istituire una lista di interpreti volontari che si mettano al servizio dei concittadini che entrano con il circuito penale straniero. Oppure istituire liste di legali di riferimento (nei siti di molte ambasciate già si trovano ma nella maggior parte dei casi non si riesce a sapere quale sia la specializzazione e il livello di affidabilità, in quanto la procedura di accreditamento non è chiara). Spesso i difensori approfittano della condizione di straniero e chiedono parcelle esorbitanti per difese inefficaci, se non addirittura dannose. Sono moltissimi i casi in cui gli arrestati sono convinti a firmare dichiarazioni confessorie illudendoli che saranno scarcerati, mentre in realtà decretano la morte della loro difesa;
- garantire in ogni parte del Mondo i diritti fondamentali dei nostri connazionali che il più delle volte si trovano in situazioni difficili e pericolose, anche per i soprusi fatti da altri detenuti, fino a contrare gravi malattie a causa delle disumane condizioni carcerarie.
È importante conferire compiutamente, nell’immediato, con il detenuto. L’ostruzionismo della nazioni straniere, è talvolta dovuto alle lentezze dei nostri consolati o delle ambasciate;

- impegnare gli uffici in terra straniera a seguire, quando richiesto, tutte le udienze (come, la sinistra mozione approvata, ha chiesto che avvenga per l’egiziano Zaki), in generale, i procedimenti penali che riguardano gli italiani, perché la presenza in tribunale di un funzionario italiano significherebbe che il nostro Stato c’è;
- garantire il gratuito patrocinio, per aiutare i cittadini bisognosi ad usufruire di una difesa corretta e dignitosa. Aiutando i familiari a mantenere i contatti con loro, facendogli usufruire voli con tariffe speciali o possibilmente gratuiti;

Quello che ad oggi ha permesso l’abbandono dei nostri connazionali ai quali vengono negati i farmaci o la consegna della corrispondenza dei familiari perché non tradotta nella lingua locale, per giungere a vicende segnatamente gravi di tortura come il noto caso di Roberto Berardi, sono dovuti al mancato concetto di “solidarietà nazionale”, cosa che, al contrario, è molto sentita in altre nazioni. Un esempio concreto è quello dell’India con la vicenda dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Oppure quello degli Stati Uniti nella mobilitazione – non solo mediatica – per Amanda Knox, prima condannata per l’omicidio della giovane Meridith Kercher e poi assolta per non aver commesso il fatto.
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