Sta accadendo davvero, Fini-(to), sotto processo.

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Sta accadendo davvero, Fini-(to), sotto processo.

Messaggio  Admin il Lun 10 Dic 2018, 21:56


Nel 2010 il giornalista Gianmarco Chiocci, de Il Giornale (storico quotidiano milanese), raccontò l’ignobile affare pilotato da Gianfranco Fini-(to).

Scrisse dell’imbroglio che l’ex presidente di An aveva messo in atto, svendendo al cognato, Giancarlo Tuliani, per trecentotrentamila euro la casa sita a Montecarlo, lasciata in eredità. unitamente ad altri beni, ad Alleanza Nazionale dalla fascistissima nobildonna Anna Maria Colleoni, affinché il partito potesse condurre con maggiore forza “la buona battaglia”.

Quell’articolo aveva spinto i consiglieri de “La Destra” Buonasorte e D’Andrea (amici della defunta contessa Colleoni) ad attivare la magistratura, ipotizzando la truffa aggravata per l’affare immobiliare, che Fini-(to) e i suoi fedelissimi tesorieri avevano portato a termine in danno ad An.
Denuncia finita nel nulla, la Procura capitolina nell’ottobre 2010 chiese l’archiviazione, ritenendo che non si ravvisasse sulla vicenda alcun reato, richiesta che il 14 marzo 2011 trova il pieno favore del gip Carlo Figliolia.
Fini-(to), grazie all’archiviazione dell’inchiesta che lo vedeva indagato per truffa, aveva goduto di un privilegio, quello del potere, visto che la Procura non aveva fatto alcunché per verificare quando era stato denunciato dai due Camerati, i quali si sono opposti alla richiesta di non procedere sul caso.

Carlo Figliolia aveva stabilito che:
- non era reato vendere sottocosto il bene di un’associazione che si presiede, quale è un partito politico;
- era normale che un partito venda a società offshore un bene proveniente da un lascito;
- è inutile lamentarsi se quel bene, donato per “la buona battaglia” finisce nella disponibilità del cognato di chi guida il partito.

Nel 2015, attraverso un indagine parallela il procuratore Prestipino e il pm Sargenti, sconfessando la precedente archiviazione, accettando che l’immobile monegasco (pagato trecentotrentamila euro) era finito nelle disponibilità di Giancarlo Tuliani, grazie ai soldi dell’imprenditore catanese nel settore del gioco Francesco Corallo, attraverso due società (Printemps, Timara) costituite ad Hoc, prendendo atto che nel 2015 l’immobile della generosa Camerata Colleoni, venne rivenduto dal Tuliani per unmilionetrecentosessantamila euro.

Il seguito delle indagini rilevavano il rapporto strettissimo di Fini-(to), con Corallo, da qui, l’avviso di garanzia seguito dal rinvio a giudizio per riciclaggio stabilito dal Gup di Roma il 16 luglio 2018. Ci sono voluti dieci anni per scoprire l’imbroglio della vendita di quell’immobile, che ha lasciato un profondo solco sulle carni di militanti ed iscritti al M.S.I. e a seguire A.N. volutamente dispersi, dall’uomo del FASCISMO “il male assoluto” rinviato in giudizio unitamente ad altre nove persone.

Finalmente, venerdì 30 novembre 2018: l’imbroglione che ha svenduto la casa al cognato compare d’innanzi alla quarta sezione penale del Tribunale di Roma, per rispondere come detto di riciclaggio, accusa che prevede fino a 12 anni di carcere ma, come affermato dagli avvocati difensori, non accadrà alcunché, rilevando che i pm abbiano tentato in extremis, con le armi ormai spuntate dalla prescrizione di rimediare in qualche modo agli errori fatti in precedenza.

Una verità che fa male, che dimostra quanto questa falsa “democrazia” sia complice dei corrotti, e nel contempo l’incapacità di quanti per anni si sono spesi contro questo sistema a reagire colpendo Generale e Colonnelli che attraverso quella lotta si sono ingrassati, mentre la base elemosinava poche lire, per contribuire alle sottoscrizioni nazionali nei momenti più difficili vissuti dall’intera comunità missina.
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