Massimo Carminati è uscito dal carcere.

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Massimo Carminati è uscito dal carcere.  Empty Massimo Carminati è uscito dal carcere.

Messaggio  Admin Gio 25 Giu 2020, 23:49

Massimo Carminati è uscito dal carcere.  2020-010


Massimo Carminati, in gioventù perseguitato dalla falsa “democrazia” come tutti i militanti Fascisti.

Si Fu un Fascista! Per questo televisioni e carta stampata, danno notizia della sua liberazione, lo fanno con un penoso piagnisteo, per loro doveva marcire in carcere.    

Senza alcuna vergogna giornalai della carta stampate, televisiva e del web, il 16 giugno 2020, si sono presi la briga di contestare la liberazione dell’ex tutto, il quale proprio per il suo passato di militante antisistema, come sempre, viene demonizzato. Lo scandalo della sua liberazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare, e rimbalzato da un giornale all’altro da un telegiornale all’altro da un sito web all’altro. Per questi vili è un fatto grave che dovrebbe indigna l’opinione pubblica. Lo scopo dei falsi informatori è quello di indurre l’opinione pubblica ad esigere che: “l’incapacità del sistema giudiziario di rispettare le disposizioni di legge non deve premiare l’Ex Fascista”.

Carminati, in assenza di una sentenza di condanna definitiva ha già trascorso 5 anni e 7 mesi di carcerazione preventiva, di questi molti  in isolamento al 41-bis. Il suo avvocato Cesare Placanica,  per ottenere il legittimo provvedimento di scarcerazione ha presentato tre istanze alla Corte d’Appello di Roma tutte rigettate (da magistrati alla Palamara). L’ultima presentata col meccanismo della contestazione a catena, è stata accolta dai giudici del Tribunale della Libertà, il quale riconoscendo l’inefficienza degli organi giudiziari, ha ripristinato un principio di civiltà giuridica. Nelle motivazioni i giudici scrivono: “deve ritenersi che in relazione ai due capi di imputazione il termine complessivo massimo di custodia cautelare è scaduto, con la conseguenza che va disposta la scarcerazione dell'appellante”.

L’Ex Tutto che non ha rinnegato il suo passato Fascista, era   considerato dai pm romani il capo e l’organizzatore dell’associazione mafiosa al centro dell’inchiesta “Mondo di mezzo”, e per questo alla Corte d’ Assise di Roma chiesero  la condanna  a 28 anni di carcere, ma i Giudici nel luglio del 2017 escludendo la causale mafiosa  lo condannarono a 20 anni di reclusione, ascrivendo la semplice associazione a delinquere. Verdetto che viene ribaltato nel settembre del 2018  dai giudici (rossi alla Palamara) della terza sezione della Corte d’appello di Roma, il quale riconosce l’aggravante mafiose, ripristinando per Carminati la restrizione dell’articolo 41-bis, ma nel contempo rimodula gli anni di carcerazione da 20 a 14 anni e sei mesi. Stessa sorte è toccata al compagno Buzzi (finanziatore del Pd) condannato a 18 anni e 4 mesi di reclusione.

A questo punto le carogne della disinformazione, fanno in modo che la Capitale d’Italia venga comparata all’immagine che per secoli hanno trasmesso della Sicilia.    
Nell’ottobre del 2019, la Cassazione da ragione ai giudici di Primo grado non riconoscendo l’aggravante del metodo mafioso annullando il 41-bis senza ulteriori rinvii e disponendo la celebrazione di un nuovo processo in Corte d’Appello  per la rimodulazione della pena.    

Per i giudici (alla Palamara) e gli asserviti informatori è giusto che il compagno Salvatore Buzzi, da dicembre 2019 (dopo 5 anni di carcere) continui la carcerazione ai domiciliari mentre lEx Fascista Carminati, marcisce in galera, pur dovendo scontare – al momento - una condanna inferiore del Buzzi di ben 4 anni e 2 mesi.  
Solo in questa falsa “democrazia” può accadere che i giudici del Tribunale della Libertà vengano sconfessati da una procura generale, è accaduto con quella Roma, la stessa smentita dalla Cassazione sul caso Carminati.

La procura generale di Roma infatti, il giorno dopo la liberazione di   Carminati, per decorrenza dei termini, decida di imporgli il confino a Sacrofano, suo comune di residenza.  A questo va ad aggiungersi la decisione del Ministro Alfonso Bonafede, il quale nulla vide nel provvedimento Buzzi, mentre oggi ha delegato l’ispettore generale del suo ministero a svolgere accertamenti in merito alla scarcerazione dell’Ex Fascista Massimo Carminati.  Chi è                

Chi è veramente Massimo Carminati?  

Nato A Milano il 31 maggio 1958, si trasferisce con la famiglia a Roma negli anni sessanta, come altri giovani inizia a frequentare la sezione del M.S.I. di Marconi e poi quella del Fuan di via Siena nel quartiere Nomentano. Nell’ambiente si nota subito divenendo un incontenibile militante. Un incessante presenza che lo contrappone alla barbarie dei comunisti dai quali si è sempre autodifeso, questa sua capacità gli viene riconosciuta dai giovani Camerati che lo affiancano nella sua attività. Fino ad allora era difficile andare a scuola, o stare per strada  senza doversi scontrare con bande  comuniste ma tutto si concludeva con darle o prenderle, azioni violente da entrambe le  parti, ma a viso aperto.

Tutto cambia 8 gennaio 1978 quando le belve rosse decisero di alzare il tiro attaccando con armi pesanti la sede missina e del F.dG. di Acca Larentina, dove caddero colpiti  a morte Bigozzetti Franco e Ciavatta Francesco, in conseguenza a questi assassini giunsero da tutta Roma decine di giovani a manifestare la loro rabbia. Occasione ghiotta per il regime il quale decise di utilizzare i carabinieri per far comprendere chi comandava. Un ufficiale spara con una calibro 9 ad altezza d’uomo, colpisce alla nuca il militante del F.d G. Recchioni Stefano il qu deali da quel momento cambia tutto. I militanti contingentati all’interno del M.S.I., F.d G. e del ale esalerà il suo ultimo  respiro il 9 gennaio 1978. ln seguito l’istruttoria giudiziaria nasconderà  ogni possibile verità sull’accaduto.  

Parte da quel maledetto gennaio la necessità per i giovani di destra difendere la loro libertà di manifestare i propri i F.U.A.N. sbandano, non legano più con quanto quelle sigle rappresentano, era  necessario alzare il tiro colpendo a morte da una parte i rossi dall’altra le forze di polizia, due nemici d’uguale peso.  

Dopo aver aderito per qualche tempo ad Avanguardia Nazionale, decide di fare il salto definito per combattere a fronte alta i due nemici del Fascismo (Comunisti e Polizia)  
Dopo aver aderito per qualche tempo ad Avanguardia Nazionale, decide di fare il salto definito per combattere a fronte alta i due nemici del Fascismo (Comunisti e Polizia). Quando frequentava gli ambienti del M.S.I. – F.d G. – Fuan, le botte le aveva date e le aveva prese, ora era arrivato il tempo di darle senza prenderle. Cosi  fu! Per questo durante la militanza nelle organizzazioni ritenute dalla falsa “democrazia” extraparlamentari  e al di fuori dell’arco costituzionale, Carminati, cosi come è accaduto a tantissimi Camerati, venne perseguitato ancor più dalla magistrature, asservita al regime:      

6 marzo 1978, durante una rapina nell’armeria Centofanti viene ammazzato il Camerata Francesco Anselmi. In seguito, notte tempo, all’esterno dell’armeria viene posta una bomba che causa gravi danni, la procura romana si premura a risolvere il caso accusando Carminati, ritenendo che l’attentato avesse il preciso scopo di vendicare la morte di Anselmi. Un atto persecutorio, considerando che per  questo attentato il giovane Camerata non verrà mai condannato.

18 marzo 1978, nel capoluogo lombardo vengono aiutati a morire con 8 colpi di pistola due vermi rossi, la procura di Milano, come d’abitudine mette sotto accusa i Fascisti. Un’altra persecuzione contro Carminati, che il 6 dicembre 2000 il Giudice delle Udienze preliminare di quel Tribunale chiude decretando l’archiviazione del procedimento a suo carico.

27 novembre 1979, viene rapinata la filiale della Chase Manhattan Bank di piazzale Marconi all’Euro, la procura romana accusa Carminati di aver partecipato alla rapina e d’essersi prodigato per riciclare il bottino, consistente in Traveller  cheque

20 aprile 1981, il primo arresto: Carminati, sempre più visibile per l’attiva militanza  Fascista, ad appena 23 anni viene raggiunto da un ulteriore atto persecutorio della magistratura la quale emette nei suoi confronti un mandato di cattura  per  presunte azioni dei N.A.R., per sfuggire a questo atto persecutorio accompagnato da due avanguardisti  tenda di varcare il valico del Gaggiolo (in Provincia di Varese) a bordo di una Renault 5 azzurra, ad attendere i tre Camerati, grazie ad una soffiata di Cristiano Fioravanti, fratello di Valerio,  vi era la polizia, la quale “nell’era dell’uccidere un Fascista non è reato”  spara alcune raffiche di mitra nella fiancata dell’auto un proiettile trapassò il parabrezza infilandosi nell’orecchio sinistro di Carminati fino a raggiungere l’occhio, portato in ospedale sopravvive perdendo l’uso dell’occhio sinistro. Per questo handicap viene sopranominato il “Pirata” a causa delle benda che porta.    

L’infami della carta stampata e della televisione hanno scritto e detto di quell’episodio:

<<- Carminati, fu catturato al termine di un lungo inseguimento con sparatoria partito da Varese. Tentava di raggiungere la Svizzera: in quell’occasione fu ferito gravemente a un occhio.

In particolare il rocambolesco tentativo di fuga avvenuto quando aveva 23 anni.

Carminati fu catturato mentre tentava di passare il confine con la Svizzera. La Digos li intercettò in provincia di Varese a bordo di un'auto: ne nacque un conflitto a fuoco, fu gravemente ferito ad un occhio e catturato ->>.

Un falso che l’avvocato Giosuè Bruno Naso, durante l'udienza del 27 giugno 2017 al processo "Mafia Capitale" smonta dimostrando che le cose andarono diversamente: Carminati scese dall'auto disarmato e con le braccia alzate,  gli agenti gli si posero di fronte sparandogli in faccia a bruciapelo; nella stessa udienza l'avvocato Naso continua ricordando che gli agenti coinvolti furono sottoposti a procedimento penale per eccesso colposo di legittima difesa, procedimento poi chiuso per l'amnistia del 1986; in questa ricostruzione si conferma peraltro la circostanza della soffiata di Fioravanti; l'avvocato Naso conclude questa ricostruzione affermando che l'operazione fu architettata dagli agenti della DIGOS di Roma e che "Carminati doveva morire perché doveva diventare, da morto, l'autore della strage di Bologna".

28 maggio 1982, Carminati, viene rinviato a giudizio insieme ad altri cinquantacinque suoi Camerati, il giudice istruttore gli contestava diverse imputazioni, dalla strage alla rapina, all’omicidio, alla violazione della legge sul possesso dell’armi oltre il danneggiamento doloso. Il 6 ottobre viene arrestato con altri ventuno Fascisti con l’accusa di banda armata e associazione sovversiva.  

Il curriculum di Carminati maturato all'ombra dei NAR fu oggetto di diversi processi, alcuni dei quali riguardanti i misteri più controversi della Repubblica Italiana, da cui Carminati uscì praticamente quasi sempre assolto.
Purtroppo per lui anche dopo essersi allontanato dall’impegno ideologico la magistratura (alla Palamara) continuò nei suoi confronti una stringente persecuzione.


Nel 1987, il tribunale di Roma lo condanna  a 3 anni e mezzo di reclusione in via definitiva per la rapina alla filiale della Chase Manhattan Bank del 27 novembre 1979  Nove i capi d'imputazione: tra cui rapina, porto illegale di armi, ricettazione e lesioni personali. Su questa pena intervenne l'indulto del 1986. In seguito intervenne un altro indulto per cui fu disposta la riduzione della pena per liberazione anticipata nel 1992 e, avendo Massimo Carminati dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione, gli fu riconosciuto un ulteriore sconto di 7 mesi.

Nel 1988, la Corte d’Appello di Milano lo condanna  a 8 mesi di carcere per ricettazione, reato avvenuto il  20 aprile 1981. La condanna a 8 mesi fu cancellata dall'indulto del 1991

Nel 1991, a Roma Carminati con sentenza definitiva fu condannato a un anno e  sei mesi e venti giorni di carcere per rapina, porto illegale di armi e munizioni. L'indulto del 1991  gli condonò l'intera pena.

Nel 1994, dopo l’interrogatorio del pentito della banda della Magliana Antonio Mancini, alle tante persecuzioni verso Carminati, la magistratura romana aggiunge l’incriminazione per l’omicidio del giornalista Mimmo Pecorelli, editore del settimanale “Op”, persecuzione giudiziaria che viene chiusa definitivamente nell’ottobre del 2003 dalla Corte di Cassazione che emana una sentenza di assoluzione “per non aver commesso il fatto”  

Nel 1995, il processo che vide alla sbarra l'intera Banda della Magliana, iniziato a Roma il 3 ottobre del 1995 in cui 69 appartenenti al clan furono chiamati a rispondere a reati quali traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, riciclaggio, omicidio, rapina e soprattutto associazione a delinquere di stampo mafioso, il pubblico ministero Andrea De Gasperis chiese, per Carminati, una pena di 25 anni di carcere. Il processo fu istruito grazie alle rivelazioni del pentito Maurizio Abbatino che la mattina del 16 aprile 1993 portarono in carcere boss, seconde linee e fiancheggiatori dell'organizzazione capitolina, nella maxi-operazione di polizia denominata "Colosseo".
Dopo due gradi di giudizio, il 27 febbraio 1998 Carminati fu condannato a 10 anni di reclusione in primo grado, ridotti a 6 anni e 6 mesi in appello. In seguito, a causa dell'cumulo delle condanne la pena diventò di 11 anni e 9 mesi, in parte già scontati. Il magistrato di sorveglianza nel 2006 dispose anche la revoca della libertà vigilata.

Nel 2005, il Tribunale di Perugia lo condanna a quattro anni di reclusione per il furto avvenuto a Roma il 17 luglio del 1999 ai danni del caveau della Banca di Roma che si trovava all'interno al Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio. Carminati viene considerato la mente di tutta l'operazione, assieme ad una banda composta da circa 23 persone compresi i complici interni, in quella occasione furono trafugati da 147 cassette di sicurezza di "proprietà" di dipendenti del palazzo 50 miliardi di lire in oro e gioielli, oltre a diversi documenti riservati appartenenti a giudici e pubblici ministeri che sarebbero serviti per ricattare alcuni magistrati. Condanna confermata dalla Corte di Cassazione il 21 aprile 2010. A maggio 2010, il procuratore generale di Perugia dispone la sospensione dell'esecuzione della pena. Nel luglio 2010, tre mesi dopo, Carminati ottiene l'affidamento in prova. A gennaio del 2011 la pena è estinta.

Dopo un ricalcolo gli viene ascritto ancora un anno da scontare, oltre all'interdizione dai pubblici uffici.

SI RICOMINCIA: il 2 dicembre 2014, nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo della procura di Roma (con un operazione in una stradina di campagna di Sacrofano, immortalato in una scena video di uno dei peggiori film),  i carabinieri del Ros arrestano Carminati; insieme ad altre 36 persone (tra cui il compagno Salvatore Buzzi, ritenuto suo braccio destro) con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, trasferimento fraudolento di valori, corruzione, turbativa d'asta e false fatturazioni.
L'inchiesta, chiamata anche  Mafia Capitale, riguarda, presunte infiltrazioni mafiose nel tessuto imprenditoriale, politico ed istituzionale della città, attraverso un sistema corruttivo finalizzato ad ottenere l'assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal  Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate, in special modo nella gestione dei centri di accoglienza dei Clandestini.
Buzzi e Carminati, vengono accusati dalla Procura romana anche del finanziamento di cene e campagne elettorali,  tra le quali quella dell'ex “Fascista” (ex deputato e ex Ministro) , ex  sindaco di Roma Gianni Alemanno, che da indagato,  viene sputtanato per mesi da stampa e televisioni, mentre nulla fu detto e scritto quando la sua posizione fu archiviata.

Anche Alemanno come Carminati doveva pagare la scelta ideologica fatta in gioventù!
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